Messaggio per la Quaresima dell’anno giubilare 2025
Dove c’è un cuore nuovo, Fiorisce la speranza
Carissimi fratelli e sorelle,
tutto nasce dal cuore! Anche in questo tempo pervaso di attese e di timori per l’intelligenza artificiale, non possiamo fare a meno di “ritornare” all’importanza del cuore, che ovviamente non è semplicemente un organo del nostro corpo, ma il centro dei nostri desideri, dei nostri sentimenti, il luogo in cui prendono forma le nostre decisioni più importanti.
Il cuore si può indurire davanti a tante delusioni e arrivare ad essere indifferente, a “non battere” più per nessuno, neppure per sé stessi!
La “durezza del cuore” (la “sclerocardia”), è uno dei mali che Gesù rimprovera ai farisei! Il cuore può essere anche “liquido”, come la nostra società, cioè poco capace di fedeltà, di relazioni autentiche, di pazienti sacrifici che sanno attendere che l’amore porti i frutti. Papa Francesco ci ha messi in guardia dall’ “anticuore”: “Una società sempre più dominata dal narcisismo e dall’autoreferenzialità. Alla fine si arriva alla “perdita del desiderio”, perché l’altro scompare dall’orizzonte, e ci si chiude nel proprio io, senza capacità di relazioni sane” (Francesco, Dilexit nos, 17).
Ma la cosa peggiore che ci possa capitare, è che il cuore sia una stanza interiore che non frequentiamo mai, perdendoci un grande incontro, che è quello con Dio, con la profondità della nostra coscienza, con quanto di vero e bello è in ciascuno di noi.
Ma dobbiamo riconoscere anche: quanti cuori belli e capaci di amare incontriamo ogni giorno, in grado di battere all’unisono con gli altri nella vita di coppia, nella famiglia, per la città, per il mondo e per i poveri. Come deve essere stato grande il cuore di madre Teresa di Calcutta, quello di Giorgio La Pira, di Don Pino Puglisi, di Rosario Livatino! Di quest’ultimo ho ascoltato di recente la bella testimonianza di un suo ex collega, che diceva che all’indomani di un processo ad un contadino poverissimo che manteneva figli e nipoti vendendo paglia (!), fece arrivare segretamente a questa persona, una bella somma di denaro perché la sua povera famiglia potesse sopravvivere. Ma torniamo al nostro cuore! Rimaniamo umili e chiediamoci com’ è il nostro cuore: “se il cuore è svalutato, si svaluta anche ciò che significa parlare dal cuore, agire con il cuore, maturare e curare il cuore” (Francesco, Dilexit nos, 11).
Una promessa: “vi darò un cuore nuovo” (Ezechiele 36,26)
È una grande promessa di Dio, forse la più “audace” di tutta la Bibbia. Perché Dio ha promesso ad Abramo e al popolo schiavo in Egitto una Terra Promessa, dove poter vivere in fraternità. Ma anche in quella terra dove “scorreva latte miele”, le diseguaglianze, i soprusi, i conflitti fratricidi, non tardarono a venire. Anche all’Apostolo Pietro aveva dato un solenne mandato: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa…” (Mt 16,18). Ma il suo cuore, preso dalla paura, non sopportò la prova, e rinnegò il Suo Maestro nel momento in cui avrebbe avuto bisogno della sua fede solida. Non c’è niente da fare: il cuore è fallace! Ci rivela profonde verità la Sacra Scrittura quando nel libro del profeta Geremia ci ricorda: “Niente e più infido del cuore e difficilmente guarisce! Chi lo può conoscere?” (Ger 17,9).
Per cui davvero il dono più grande che Dio possa farci è questo “trapianto”, che raggiunge la verità del nostro essere: “Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne” (Ez 36,26).
Queste parole del profeta Ezechiele hanno una loro collocazione storica nel periodo in cui il popolo di Israele era in esilio a Babilonia, in una situazione buia e senza speranza, nella quale rischiava di perdere di vista la sua dignità, la fiducia in Dio. È il Signore stesso che suscita la profezia in Ezechiele, e con essa la speranza, non solo di ritornare libero nella propria patria, ma ad una situazione che porti ad amare Dio e i fratelli, con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze.
Ma dove troveremo un cuore autentico e nuovo?
È il Cuore di Cristo che noi contempliamo nel Crocifisso delle nostre chiese e delle nostre case “nascosto” dal costato trafitto. Dio, per “conquistare” il nostro cuore, per ammorbidirlo nella sua durezza, per renderlo solido nella fedeltà, ci ha aperto il Suo Cuore: “Il Cuore di Cristo è estasi, è uscita, è dono, è incontro. In lui diventiamo capaci di relazionarci in modo sano e felice e di costruire in questo mondo il Regno d’amore e di giustizia. Il nostro cuore unito a quello di Cristo è capace di questo miracolo sociale” (Francesco, Dilexit nos, 28).
La Quaresima, “terapia” del cuore
Come numerose persone, anch’io ho dovuto ricorrere ad alcune terapie per curare il mio cuore: ci vuole un’adeguata alimentazione, un’attività fisica sufficiente, dei farmaci da assumere regolarmente. Se usassimo la stessa attenzione per prenderci cura non solo della salute del corpo ma anche del centro dei nostri pensieri, desideri, decisioni che simbolicamente chiamiamo “cuore”, allora esso non si indurirebbe, non si “infartuerebbe”, non soffrirebbe di una pressione “troppo alta” o “troppo bassa”, che squilibra le nostre relazioni.
Per questo il Signore ci dona la Quaresima, con il segno delle Ceneri, con la terapia del cuore fatta di preghiera, di digiuno, di carità.
Quelle parole – “Convertiti e credi al Vangelo”, o “Ricordati uomo che polvere tu sei e in polvere ritornerai” – accompagnate dal segno delle ceneri risuoni come: “Converti il tuo cuore e credi che solo ciò che il Vangelo ti annuncia può riempirlo di vita!”. Oppure “Ricordati che il tuo cuore è fragile e leggero come la polvere, ed ha bisogno di verità e amore per essere terreno fertile”.
La preghiera, in quest’Anno Santo, sia un “esame del cuore” che ci prepari ad una confessione generale per vivere il Giubileo. Invece di rischiare di “recitare una parte davanti agli altri”, lasciamoci guidare da queste domande: “Chi sono veramente, che cosa cerco, che senso voglio che abbiano la mia vita, le mie azioni (…) come valuterò la mia esistenza quando arriverà alla fine, che significato vorrei che avesse tutto ciò che vivo, chi voglio essere davanti agli altri, chi sono davanti a Dio. Queste domande mi portano al cuore” (Francesco, Dilexit nos, 8). Riprendiamo a farci domande semplici ogni giorno:
“Sono stato sensibile all’amore di Dio che mi ama per primo? E a quello degli altri? Ho saputo condividere gioia e dolori? Mi sono commosso di fronte alla povertà e alla sofferenza degli altri? Quali sentimenti suscita la visione del degrado e della povertà nella città e nel mondo, delle vittime di ogni conflitto, a prescindere da quale popolo appartengano? Pregare sia un dialogo quotidiano con Cristo in cui gli apriamo il nostro cuore e gli chiediamo di trasformarlo da una aiuola abbandonata ad un giardino dove fiorisce la speranza.
Il digiuno, come terapia di un cuore nuovo, diventa in questo tempo seria astensione da tutto ciò che ci riempie di violenza, di arroganza, di chiusura che alza barriere con tutti. A volte ci nutriamo di slogan, di parole e di modelli di vita che alimentano in noi questo stile di vita conflittuale, divisivo, sempre pronto a criticare e a calpestare l’altro. Gesù dice ai farisei: “Razza di vipere, come potete dire cose buone, voi che siete cattivi? La bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda” (Mt 12,34).
La carità invece nasce da un cuore che sa provare compassione, e quindi si china sulle sofferenze degli altri: invocare Dio come “Padre nostro “, ci porta per forza a chiamare gli altri “fratelli”.
Ci sono due opere di carità che vorrei raccomandare in questo Anno Giubilare: ogni cuore scelga quello che gli permetterà di compiere il “miracolo sociale” di chi ha il proprio cuore unito a quello di Cristo. Il miracolo sociale del rispetto per le persone che ci stanno accanto e per quel” noi-tutti” che è la città: quanta violenza e arroganza nelle nostre strade! Non sembriamo un popolo di cristiani! Quanta necessità di quell’arte che è la pacatezza, il dialogo, la pazienza. Il più grande atto di carità è disarmarci! Via anche ogni compromesso con chi complotta contro il bene di tutti: con dolore apprendo che tante persone impegnate nella cosa pubblica vengono inquisite e arrestate per corruzione. In attesa che la giustizia faccia verità, supplico di lasciare perdere queste strade che attentano alla carità: quando sbaglia chi è responsabile della cosa pubblica, vengono ferite città intere. È tempo di un cuore nuovo, capace del miracolo sociale del bene comune e della trasparenza! In questo Anno Giubilare vogliamo contribuire anche alla riconciliazione di chi nella vita ha sbagliato ed è finito in carcere: esortiamo coloro che stanno scontando una pena a cogliere tutte le opportunità per avere un cuore nuovo! Ma vogliamo far sì, con un piccolo segno, nei pellegrinaggi giubilari di questo anno, di dare il nostro contributo economico per realizzare il Progetto Senza Catene, per costituire borse lavoro per avviare ad un impiego all’uscita dal carcere. Ognuno si senta impegnato a dare il proprio contributo in questa Quaresima di carità, soprattutto nella V domenica di Quaresima.
Buona Quaresima! Prepariamo la Pasqua chiedendo al Signore di darci un cuore nuovo.
Vi abbraccio, vi benedico, spero con voi, vostro
+Luigi, Arcivescovo